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Buffo. Da una persona che dice di combattere certi atteggiamenti. Uno direbbe: “Perché non cominci dai tuoi?”
Ti ricordi quando parlammo delle vendette trasversali? Che se uno ci faceva un torto, sarebbe stato giusto vendicarsi (bonariamente, s’intende) contro di lui, non contro altri. E invece io ti dissi che avevo sempre visto funzionare così: A faceva un torto a B. B faceva lo stesso torto a C. E C, succube di B, non poteva far altro che prendersela con D. Era sempre stato così, e non lo capivo, ti dissi. Che colpa ne ha C se A ha fatto male a B? Perché deve prendersi lui tutto il carico di dolore destinato a un altro? Ecco, le vendette trasversali, per l’appunto.
Poi uno capisce. Alle persone piace sentirsi inferiori. Mentono a loro stesse se dicono di no, ma il mondo ne è pieno di esempi. Ci piace sentirsi meno di altri, così possiamo aggrapparci a quelle persone per cui proviamo un’ammirazione che sconfina nell’idolatria. Se una persona ti tratta per ciò che sei, per il grado di parità che ci accomuna tutti, allora perde d’interesse. Come funziona male la mente. Mandiamo sonde nell’universo per captare segnali extraterrestri, quando ancora non riusciamo a recepire quelli terrestri. Buffo anche questo.
Il problema è che ci caschiamo tutti in questo gioco. Perverso, non buffo, perverso. Generalizzare tutta un’esistenza, tutta una vita, su una singola persona. Non aprire gli occhi e guardare chi hai davanti. Guardarlo sul serio, per davvero. Invece lo si riempie di bugie su bugie su bugie. Quando non è silenzio. Quando non è indifferenza. Non essere degni di una spiegazione, di parole, di pensieri, solo perché… già, perché?
Fa rabbia, accidenti. La vita è così breve che mica si può stare a pensare di aver perso il proprio tempo, di averlo sprecato. Sarebbe facile: fai due calcoli e scopri che sei in debito di ben…16.934.400 secondi. Sarebbe fin troppo facile dire: mi devi 16.934.400 secondi. Ecco, ora comincia a patire per 16.934.400 secondi. 16.934.400, 16.934.399, 16.934.398… No, forse è meglio dare un senso a tutto questo. Magari cominciare un bello sciopero della fame. Simbolico, no? Un bello sciopero della fame contro l’inettitudine umana. L’unica rivoluzione possibile. Per quanto sono magro, durerei poco. Alla fine potresti avermi sul cuore o sulla coscienza.
Ma per cosa, se non c’è niente? Nulla. Nihil, in latino. È più bello, suona come un nome, un’entità, una divinità in cui credi come un forsennato, e poi muori e scopri la fregatura. Nihil, appunto.
Ecco, continui a dire che la gente si alza e se ne va. Che è tutto inutile, perché a un certo punto le persone si alzano e se ne vanno. Io non me ne sono andato per 16.934.400 secondi. Di questi, 8.121.600 secondi li ho spesi nell’attesa di un ritorno; 8.812.800 li ho spesi stando seduto. Senza alzarmi. Senza andarmene. A pazientare. Come i cinesi, che si siedono e aspettano. E a mangiare bugie, silenzio, indifferenza. Che ci vuole, dico io, a parlare… A metterti nei tuoi panni, ci ho sempre provato, ma nei miei ti ci sei mai messa? Oh, come vorrei che li vivessi quei 16.934.400 secondi. Ci sarebbe più comprensione. Ogni singolo respiro mozzato. Ogni singola lacrima. Una lacrima per ogni secondo. Chissà, magari è vero, difficile contarle le lacrime. 16.934.400 lacrime. Roba da farci un lago. E tutto questo perché non vuoi credere a quella parte di te, fosse anche l’1%. Meglio farsi schiacciare dalla parte preponderante, quella più facile. Spero solo che quell’1% ti ricordi ogni singolo istante che non me ne sono alzato, che non me ne sono andato, nonostante tutto. E che, pertanto, ti sei detta un sacco di bugie.
Sì, un bello sciopero della fame. Un giorno magari ci scriverò un racconto. Il protagonista non sarà Bobby Sands, certo, e lei non sarai l’Irlanda, ma stringi stringi il concetto è lo stesso. In confronto alla sterminata vastità dell’universo e alla brevità della vita, s’intende. Solo per dare un significato. Per alcuni è uno schiaffo, per altri è un aggrapparsi alla vita. Perché alla fine un sacrificio è un atto estremo di amore per la vita, checché ne dica il pensiero istituzionale. Sarà sufficiente a fartelo capire? Dall’originario immenso nulla è nato l’universo, chissà…
Non che sia Gesù Cristo, per carità, non sono nemmeno la persona tanto buona che credi. Ma so perfettamente distinguere tra ciò che è giusto e ciò che è sbagliato, tra ciò che ha senso e ciò che non lo ha. E per questo motivo vorrei tanto restituirti quel libro, con quella dedica così democratica e ipocrita, con quel testo che finiva in un punto in cui non vuoi più credere, sempre perché non ti va di aprire gli occhi, poi non si avrebbero più ragioni per lamentarsi. Vorrei restituirtelo perché con quel dono mi hai sbattuto in faccia, senza dirmelo, gli 8.121.600 sprecati di cui sopra (attenta, gli 8.121.600 secondi sono una cosa, gli 8.812.800 sono un’altra, non confonderli). E magari te lo restituirò un giorno, quando mostrerai gli attributi.
Se invece decidi di chiamarmi, cosa che prevarica il tuo coraggio, lo so, già la sento la tua parte preponderante che schiaccia quell’1%, ti avviso, comincia con uno “Scusa”, ché di questi tempi vale tanto.
Tantissimo.


















